venerdì 9 settembre 2011

Sugo di carne

Per me dire sugo di carne e' come dire pentola di terracotta, anzi, di coccio. Di questa ricetta esistono tante versioni, quante sono le famiglie italiane e questa e' la nostra:

Ingredienti:

700 g di polpa di manzo macinata

300 g di salsiccia

1 cipolla

1 carota

1 bicchiere di vino rosso

concentrato di pomodoro

sale e pepe

prezzemolo

olio di oliva

Fare un battuto con la cipolla e la carota. Mettere la pentola di coccio sul fuoco mascherato da una retina o da una piastra e versarci abbastanza olio di oliva da coprire il fondo. Quando l'olio e' caldo,  versare nella pentola il battuto di cipolla e carota. Togliere la pelle alla salsiccia e spezzettarla un po' prima di unirla al soffritto. Sgranarla bene col cucchiaio di legno perche' si disfi e non restino pezzi troppo grossi. Unire la carne di manzo poco per volta, sempre sgranandola col cucchiaio di legno. Quando tutta la carne avra' preso colore, salare e pepare. Far rosolare a fiamma viva, finche' tutto il liquido sara' evaporato e la carne comincera' a sfrigolare. A questo punto bagnare con il vino rosso, mescolando bene.



Attendere che il vino sia completamente evaporato prima di aggiungere il concentrato di pomodoro. Mescolare ancora molto bene, finche' il tutto sia perfettamente amalgamato e poi versare abbastanza acqua calda da coprire la carne. Aggiungere anche una bella manciata di prezzemolo tritato. Incoperchiare e cuocere a fuoco dolce per almeno tre ore, mescolando di tanto in tanto, aggiustando di sale e pepe e togliendo il coperchio nell'ultima mezz'ora. La regolazione della fiamma e' importantissima: il sugo deve sobbollire dolcentemente, sulla superficie si devono vedere solo delle bollicine.

Prima di togliere dal fuoco, aggiungere un'altra manciata di prezzemolo tritato.

mercoledì 7 settembre 2011

Risotto con funghi e salsiccia

Mio marito ed io ceniamo insieme solo due o tre sere a settimana: le altre sere lui lavora e quindi cena fuori. Ogni settimana, una di queste sere e' consacrata al risotto, suo piatto preferito. Eh...lo so...un po' noioso...pero', se per caso una settimana fingo di dimenticarmene, la settimana successiva dice: " Perche' non mi fai mai un bel risottino?"....viziato!! Per fortuna il riso piace tanto anche a me e lo si puo' cucinare in mille modi. Io preferisco usare il brodo di pollo, che preparo apposta, perche' quello di manzo non lo digerisco. Non peso mai il riso, lo misuro in pugnetti, come mi ha insegnato la mia mamma: tre a testa, piu' uno per la pentola.

Ingredienti:

Riso per risotti (Carnaroli, Arborio, Vialone nano)

200 g di Champignon castagna

150 g di salsiccia fresca

1 cipolla

1/2 bicchiere di vino bianco

brodo di pollo

1 noce di burro

parmigiano grattugiato

olio evo

sale e pepe

prezzemolo tritato

Pulite ed affettate i funghi con tutto il gambo. Io tolgo il gambo a quelli piu' piccoli e lascio intere le teste, che uso poi come decorazione. I gambi li divido in due e li aggiungo al resto dei funghi tagliati. Affettate la cipolla, private della pelle la salsiccia e spezzettatela con le dita. Mettete due cucchiai di olio in una casseruola o in una padella antiaderente e fateci appassire la cipolla a fuoco dolce. Unite i pezzetti di salsiccia e sgranateli un po' col cucchiaio di legno mentre rosolano. Versate il riso e lasciatelo insaporire per un  minuto, poi bagnatelo con il vino bianco, alzando un po' la fiamma per farlo evaporare. Coprite con tre o quattro mestoli di brodo caldo, mescolate e aggiungete i funghi, anche le teste che avete lasciato intere. Proseguite la cottura per una ventina di minuti, aggiungendo uno o due mestoli di brodo quando serve, mescolando spesso e aggiustando di sale se occore. Prima di togliere dal fuoco, mantecare il riso con una noce di burro e due o tre cucchiai di parmigiano grattugiato e in ultimo aggiungere anche il prezzemolo tritato, tenendone da parte un po' per guarnire il piatto. Una grattugiatina di pepe fresco e' facoltativa. Ed eccolo qui:

all'onda per me

un po' piu' asciutto per lui:

lunedì 5 settembre 2011

Focaccia verde con tonno e mozzarella

Credo che capiti a tutti: ognuno di noi ha la sua personale Macchina del Tempo. Anche piu' di una. Un profumo, un sapore, un suono o un'immagine che hanno il potere di riportarci al passato. Per me, una di queste cose, e' questa focaccia.

Ingredienti:

300 g di farina Manitoba

200 g di farina 00

500 g di spinaci freschi, scottati e strizzati

1 bustina i lievito di birra secco ( io trovo solo quello! )

250 g d'acqua tiepida

1 cucchiaino di zucchero

sale

olio d'oliva extravergine

Setacciare le due farine inieme. Unire la bustina di lievito e lo zucchero e mescolare bene. Aggiungere l'acqua e impastare a lungo, fino ad avere un impasto sodo e liscio. Lasciar lievitare in luogo tiepido per almeno un'ora. Tritare finemente gli spinaci ben strizzati e poi salarli: non metto il sale nel primo impasto, perche' puo' ostacolare la lievitazione. Incorporare gli spinaci all'impasto lievitato e non scoraggiarvi se si trasforma in un ammasso molliccio e appiccicoso. Aiutatevi con un po' di farina e ungetevi bene le mani. Quando gli spinaci saranno completamente amalgamati, ungete abbondantemente una teglia rettangolare con olio extravergine e stendetevi l'impasto. Far livitare nuovamente per un'oretta. Accendere il forno e portarlo a 180°. Prima di infornare cospargere la superficie con un pizzico si sale e dare ancora un giro d'olio. Cuocere per circa mezz'ora, senza lasciare che si colorisca troppo. Sfornare e trasferire su una gratella per qualche minuto. Appena sara' tiepida, tagliarne dei rettangoli che farcirete a vostro gusto. Per me e per quello che mi ricorda, tonno e mozzarella. Ma e' ottima anche con funghi e formaggio, prosciutto, verdure grigliate.....

domenica 4 settembre 2011

Polpette di pollo e pinoli con salsa allo zafferano


Forse questa ricetta e' un po' lunga da fare, ma ha il vantaggio di poter essere preparata in anticipo, lasciando all'ultimo momento la cottura in forno. Anche la salsa non patisce se sta un giorno in frigorifero, anzi. E' un piatto di grande effetto, originale e insolito, che stupira' tutti e vi fara' fare un figurone, parola.




Ingredienti:

400 g di petti di pollo

200 g di pinoli ( o 100 g di pinoli e 100 g di mandorle pelate )

1 uovo

1 rametto di salvia

1 mazzetto di prezzemolo

1 piccola cipolla

1 vasetto di yogourt al naturale

4 cucchiai di panna fresca

1 bustina di zafferano

1/2 bicchiere di vino bianco

1 piccolo cespo di radicchio rosso

sale e pepe

Private i petti di pollo dell'osso e della cartilagine. Fateli a tocchetti e tritateli nel mixer. Unite l'uovo, la salvia tagliata a listarelle, il prezzemolo tritato, un pizzico di sale e una macinata di pepe e tritate ancora finche' l'uovo non sara' amalgamato. Versate il contenuto in una terrina. Tritate anche i pinoli (pinoli e mandorle) e versateli in un piatto. Con le mani bagnate o unte d'olio, formate delle polpettine, a me ne vengono 12, che poi rotolerete nel trito di pinoli fino a coprirle completamente. Trasferitele sulla placca coperta di carta forno, schiacciatele leggermente e coprite con un altro foglio di carta forno, fermato ai lati da due coltelli in acciaio, perche' non si arricci col calore. Accendete il forno a 200° e fatele cuocere per 15 minuti. Togliete il foglio di carta forno che le copre e proseguite la cottura per altri 5 minuti. Mentre le polpette cuociono, preparate la salsa: pelate la cipolla e affettatela molto fine, mettetela in un pentolino con il vino bianco e lo zafferano. Fate cuocere, coperto, fino a che il vino sara' evaporato quasi completamente. In una ciotolina mischiate lo yogourt con la panna, mi raccomando, non saltate questo passo, altrimenti la salsa impazzisce!! Fate cuocere ancora un paio di minuti e aggiustate di sale e di pepe. Quando le polpette sono pronte, trasferitele in un piatto dove possano stare in un solo strato, copritele con la salsa e guarnite con il radicchio rosso tagliato a striscioline sottili.


La mia Olanda: cosa mi manca dell'Italia

E' la domanda tipica che si fa a chiunque risieda in un Paese che non sia il suo. Nel mio caso viene subito dopo a: "Perche', potendo vivere in Italia, hai deciso di venire a vivere qui?" e a: "Non ti manca il clima del tuo Paese?" Alla prima ho gia' risposto in un altro post, alla seconda rispondo con una precisazione: gli Italiani non vivono tutti nell'assolato Sud, c'e' anche qualche sfortunato che s'e' beccato l'umido, freddo, piovoso Noooord! Io sono nata a Milano e, dopo che mi sono sposata, ho vissuto per 20 anni in Valle Camonica: quindi freddo, vento e pioggia non mi spaventano affatto. In compenso qui, in estate non ci sono i lunghi giorni e, soprattutto, le lunghe notti afose e torride della Pianura Padana e in inverno non ci sono le lunghe settimane di freddo polare tipiche delle Alpi...

Bene: esaurito l'argomento meteo, intramontabile classico delle conversazioni tra sconusciuti, veniamo alla terza e piu' complessa risposta. Pare scontato dire che mi mancano figlia, mamma e famiglia, ma lo dico lo stesso. Ci sentiamo comunque tutti i giorni o quasi, grazie a internet, e non e' che stiamo dall'altra parte del mondo. Ringraziando il Cielo, ci sono i voli low-cost e torniamo in Italia con frequenza piu' o meno bimestrale.  Spesso e' qualcuno di loro a venire da noi. Per quanto concerne il quotidiano, la vita normale di tutti i giorni, mi dispiace dirlo, ma non mi manca nulla. Ormai vivo qui da 4 anni e ogni giorno affrontiamo i piccoli problemi e le seccature varie con la banca, la compagnia di assicurazione, l'amministrazione comunale, l'ufficio delle tasse, le compagnie di servizi....solo che qui i suddetti problemi si risolvono con una mail o una telefonata. Il passaggio di proprieta' per un'auto usata si fa in posta, in pochi minuti e costa 9 euro. Devi assumere quotidianamente un farmaco prescritto dal medico e sei quasi senza? Telefoni al tuo medico la mattina e nel primo pomeriggio la tua prescrizione ti aspetta nella tua farmacia. Niente ticket: paga tutto l'assicurazione. Ti stai sottoponendo ad una visita specialistica e il medico ritiene che tu debba fare degli esami del sangue e delle urine: due crocette su un modulo, lasci i tuoi dati ad una signorina gentilissima, e vai direttamente all'ambulatorio prelievi, senza passare dalla casella medicodibase/impegnativa/mattinaprestodigiuno/accettazione/cassa dueoredicoda....I risultati te li telefonano a casa e li mandano al tuo medico di famiglia via internet. E ovviamente, anche qui, nessun ticket! Non so come vadano le cose dove vivete voi, ma dove vivevo io non andavano certo cosi'.

Dai miei post sull'Olanda penso si capisca che mi piace vivere qui. E allora? Cosa mi manca dell'Italia? Il cibo! O almeno le materie prime: voi non ci crederete, ma io mi sogno un risotto scamorza e radicchio rosso, i carciofi fritti o ripieni, i finocchi al burro e parmigiano....Qui coste, catalogna e erbette, non sanno nemmeno cosa siano.  Se mi dimentico di portare i funghi secchi dall'Italia, o lo zafferano, i miei risotti saranno scialbi e incolori, sempre che abbia il riso, perche' qui trovo solo le varieta' asiatiche a chicco lungo. E i formaggi? Gorgonzola, mozzarelle, ricotta e mascarpone confenzionati. Anche il grana, ma costa 23 euro al kilo!! Non c'e' altro. I salumi? Prosciutto crudo di parma, rigorosamente confezionato fetta per fetta, 5 fette a pacchetto: 42 euro al kilo!! Pura follia....La carne? Dai!...la carne olandese e' la migliore d'Europa! Vero! Quella di maiale!! Se vuoi un controfiletto ai ferri, e' meglio che tu te lo ordini al ristorante: costa meno. Il coniglio? Non si mangia: e' un animale da compagnia, L'agnello? Ottimo!! Due anni fa per il mio compleanno mi sono concessa una coscia disossata, l'ho fatta al forno con le patate: da svenire!! Mamma mia com'era buono, li valeva tutti i suoi 33 euro al chilo! Il vitello?... questo mese la nostra banca ha messo in promozione dei prestiti personali per acquistare carne di vitello a tassi davvero favorevoli....Vogliamo aprire un tristissimo capitolo sulle farine? Ne ho trovata una decente per i dolci, ma non ci posso fare le frittelle: restano gnucche e collose. Pasta madre? Riesco a tenerla in vita finche' ho le farine che mi porto dall'Italia, dopodiche' le devo dire addio...e non e' bello!! Pane, focacce, pizze? Tse'! La farina Manitoba potrei farmela spedire dal Belgio, se volessi pagarla 7 euro al chilo  e con le farine di qui, specifiche per pane o meno, ci faccio delle belle mazze da baseball, se volete: a qualcuno interessa l'articolo?...nooo?...sicure?...vabbe': ci ho provato. Il lievito di birra rigorosamente secco, in bustina, naturalmente. Non vi faccio pena? Non sapete quanto vi invidio, voi, coi vostri supermercati con gli scaffali stracarichi di ogni bendiddio, che vi potete permettere di scegliere questo e quello e fare lo slalom tra le offerte; sconfinati banconi con ogni sorta di formaggio fresco, stagionato, a pasta dura, a pasta molle, dolce, piccante, a pasta filata, affumicato, di capra, di pecora, di vacca e pecora, grasso, semigrasso, magro...e voi che arricciate il naso "mmmm...non so...mi pare un po' troppoooo ....mi dia quell'altro pezzo li', sia gentile" e il banco dei salumi con quei profumi da svenire "Signora e' un po' di piu', cosa faccio? Lascio?" che tanto noi ormai lo sappiamo e se ce ne serve un etto e mezzo ne chiediamo uno...e i banchi e i frigo e i pozzetti della carne? No, basta!! Mi sto facendo del male...adesso mi vesto, esco, e vado da "Albertino" (nome italianizzato e familiare della catena di supermercati Albert Hein n.d.r.) a comprarmi i donuts appena fatti!! Io li ho e voi no!!

 

sabato 3 settembre 2011

Insalata di avocado con code di gamberi e funghi

Oggi fa caldo anche qui: ci saranno almeno 23,5° all'ombra....ne approfitto per fare una bella insalata, esotica, ma non troppo. Ho due begli avocados maturi al punto gisto, ieri ho comprato una vaschetta di champignon castagna e sono sicura di avere una bella busta di code di gamberi nel congelatore...eccoli qui, infatti...belli grossi e con il carapace gia' inciso: un attimo a pelarli.

Metto sul fuoco una piccola casseruola con tre dita d'acqua, scelgo 12 code dalla busta e rimetto via il resto. Taglio gli avocados per il senso della lunghezza, delicatamente faccio ruotare le due meta' in senso inverso una all'altra. Si staccano, rivelando l'interno fatto di polpa chiara, morbida e burrosa, con al centro quella meraviglia di nocciolo grande e liscio e verso i bordi sfumature di verde sempre piu' scuro...scusate il lirismo: sono una che si emoziona con poco...Tolgo il nocciolo e con un cucchiaino, delicatamente per non rompere la buccia, scavo la polpa per ricavarne dei pezzetti che metto in una ciotola. Li bagno subito con un po' di succo di limone, perche' non anneriscano. L'acqua bolle: ci tuffo i gamberi e aspetto qualche secondo, giusto il tempo che ci vuole per vederli diventare rosa sotto i miei occhi. Quando l'acqua accenna a riprendere il bollore, li scolo. Intanto pulisco i funghi, piano, con un pezzo di carta da cucina e poi li affetto, col gambo e tutto, sottili sottili. Li metto nella ciotola insieme alla polpa di avocado. Prendo la cipolla piu' piccola che ho, la sbuccio, la taglio in due e da una meta' ricavo qualche strisciolina quasi trasparente...basta cosi', solo l'idea...I gamberi adesso non scottano piu', li sgusio, ne lascio 4 interi e gli altri li faccio a pezzetti e li aggiungo al resto degli ingredienti. Olio d'oliva extravergine, sale, prezzemolo fresco tritato. Mescolo. Metto le bucce vuote degli avocados su due piatti, due per piatto, e le riempio con l'insalatona. Guarnisco con un gambero e qualche filo di erba cipollina...una fetta di lime...due cuiffi di prezzemolo..."Vieni che e' proooontooooo"...ogni tanto lo ripago con la stessa moneta.

Charlotte alle more

La mia amica Saskia, si', sempre lei, ieri e' venuta a trovarmi e mi ha portato una ciotola piena di more che ha raccolto nel suo giardino. Era da un po' di tempo che desideravo fare una versione estiva di un dolce che ormai e' entrato da diversi anni a far parte delle tradizioni natalizie della nostra famiglia. Ho solo sostituito il pandoro con il pan di spagna e le castagne con le more.

Prima di darvi la ricetta, vorrei dire due parole sul pan di spagna. Vi siete mai accorte o qualcuno vi ha mai detto che il pan di spagna patisce le vibrazioni e i rumori forti? Proprio come il timidissimo souffle': si spaventano e si ritirano. A me e' successo in tre diverse occasioni: con un capriccio di mia figlia quand'era piccola, con un tuono di quelli a schianto e con un'abbaiata furiosa del mio cane in risposta al suono del campanello della porta.Quindi vi consiglio di prepararlo in un momento di tranquillita'. Ora, non vi dico di parlare sottovoce e camminare scalzi, ma se riuscite ad evitargli orde di bambini urlanti che si rincorrono attorno al tavolo di cucina, il cane che abbaia perche' e' l'ora della passeggiata o vostro marito che dalla stanza accanto urla come sei voi foste a kilometri di distanza " Caaaraaaa....hai visto l'altro calziiinooo?", il vostro timido pan di spagna vi ricompensera' gonfiandosi come una nuvola di zucchero filato. Quindi  mi raccomando, quando decidete di fare il pan di spagna, assicuratevi che non ci siano partite della nazionale di calcio e date un'occhiata alle previsioni del tempo...certo...c'e' sempre la possibilita' che la vicina rimasta senza limoni, vi suoni alla porta facendo abbaiare il cane, svegliando il vostro bimbo e facendo urlare a vostro marito " AAAAmooooreeeeeee...vai tu ad apriiireeeee?"



Ingredienti:

per il pan di spagna:

4 uova intere

115 g di zucchero

100 g di farina setacciata due volte

un pizzico di sale

per la bavarese alle more:

3 tuorli

4 cucchiai di zucchero

500 ml di latte

4 fogli di colla di pesce ( circa 8/10 grammi )

125 ml di panna fresca montata

250 g di more fresche

per montare il dolce:

4/cucchiai di marmellata di more

panna montata e more fresche per decorare.

Preparate il pan di spagna e la bavarese secondo la vostra ricetta preferita. Unite le more alla bavarese solo dopo aver incorporato la panna montata alla crema inglese gelatinata. Tagliate il pan di spagna in fette alte circa un dito e usatelo per foderare uno stampo a cupola: io ho usato un'insalatiera e l'ho rivestita internamente di pellicola cosi' poi e' piu' facile togliere il dolce dallo stampo. Non dovete lasciare buchi e ricordatevi di lasciare tre o 4 fette di pan di spagna per il fondo della torta. Se la marmellata di more e' troppo densa, diluitela con qualche cucchiaio di acqua molto calda e se ha pezzi grossi o frutti ancora interi, schiacciateli con il dorso di un cucchiaio finche' saranno sfatti. Con una spatolina flessibile, distribuite la marmellata sul pan di spagna nello stampo. Versate ora delicatamente la bavarese alle more, arrivando a riempire fino a poco meno di un dito dal bordo. Coprite quindi con le fette che avete tenuto da parte, creando cosi' il fondo della vostra charlotte. Rivestite con pellicola e lasciate in frigorifero per almeno tre ore, ma meglio se di piu'. E' il classico dolce da preparare il giorno prima. Togliete dal frigo una mezz'ora prima di servirla. Togliete il foglio di pellicola, coprite con un piatto da portata e capovolgete lo stampo sul piatto. Sollevatelo delicatamente e togliete il resto della pellicola. Appena prima di portare in tavola decorate con fiocchi di panna montata e more...o con quello che vi piace di piu'.

Biscotti morbidi con ripieno di marmellata


Questi biscotti morbidissimi, con il loro dolce ripieno, sono il pasticcino ideale da accompagnare al te del pomeriggio, ma anche un fine pasto originale se serviti con un buon vino dolce o, ancora, una golosissima prima colazione.

Ingredienti:

300 g di ricotta fresca

300 g di farina

150 g burro morbido

150 g zucchero

1/2 bustina di lievito per dolci

la scorza grattugiata di un limone

Setacciate la farina con il lievito e una presa di sale. Lavorate il burro con lo zucchero finche' non diventa spumoso. Anche la ricotta la dovete lavorare un po', prima di aggiungerla al composto burro/zucchero. Una volta che la ricotta sara' completamente amalgamata, unite la farina poco per volta, in tre/quattro tempi, mescolando con un cucchiaio di legno e senza lavorare troppo l'impasto. Vi ritroverete con un ammasso informe, molliccio e appiccicoso...lo so, e' normale. Non preoccupatevi: un'oretta di frigorifero fara' miracoli.

Trascorso questo tempo, accendete il forno a 200° e  prelevate dal frigo solo un terzo dell'impasto, il resto lasciatelo al fresco. Infarinate con cura il piano di lavoro e il mattarello e, lavorando con delicatezza e velocemente, date all'impasto la forma di un salamotto, rotolatelo nella farina e stendetelo col mattarello in un rettangolo di circa 3mm di spessore. Con un bicchiere o con un tagliabiscotti, ricavatene dei dischetti. Nel centro di ognuno ponete la punta di un cucchiaino di marmellata a vostra scelta. Chiudete a raviolo, sigillando bene i bordi premendo delicatamente con la punta delle dita. Deponete i biscotti su una placca coperta di carta da forno e infornate a meta' altezza per 5 minuti e poi spostateli nella posizione piu' alta del forno finche' non saranno dorati. Intanto continuate con il resto dell'impasto, sempre poco alla volta. Quando i biscotti saranno pronti, togliete la teglia dal forno, lasciateli riposare un paio di minuti, prelevateli uno alla volta con una spatolina e metteteli a raffreddare su una gratella perche' evapori l'umidita' in eccesso. Quando saranno completamente freddi e asciutti, disponeteli in un piatto e spolverizzateli di zucchero a velo.

Si conservano solo per pochissimi giorni....l'ho sentito dire, perche' i miei non vedono mai l'alba del giorno dopo.....



venerdì 2 settembre 2011

Involtini di pollo con spinaci e brie


Questa l'ho presa dal sito di Martha Stewart, inesauribile fonte di ispirazione per me, non solo in cucina.

Ingredienti:

prevedete 3 involtini a persona, sono molto piccoli

fettine di petto di pollo

senape

formaggio brie

spinaci freschi, appena scottati

olio, sale, pepe

Accendete il forno a 220°

Battete leggermete le fettine di pollo per assottigliarle un po'. Spennellate un lato con olio d'oliva extravergine, salatele poco e pepatele. Rigiratele, spalmatele con un velo di senape, distribuite gli spinaci e mettete su ognuna una fettina sottile di brie. Armatevi di pazienza e arrotolatele nel senso della lunghezza partendo dalla parte piu' larga e lasciando la giuntura sotto. Con delicatezza trasferitele in una teglia. Accendete il grill  e sistemate la teglia a meta' altezza del forno. Lasciate grigliare per circa 10 minuti o finche' la carne sara' bella dorata. Servite ben calde, con un contorno di verdure. Io le servo anche con un risottino semplice, cotto nel brodo di pollo, mantecato col burro e profumato con prezzemolo fresco tritato.

Filetto di maiale alla Saskia





Non correte a cercarla su Wikipedia: "la" Saskia non e' una spezia e nemmeno qualche esotica erbetta...Saskia e' il nome della mia migliore amica olandese, sposata con un italiano. Le ho voluto dedicare questo piatto semplicissimo, perche' le e' piaciuto tantissimo e mi ha chiesto la ricetta, che poi mi sono sempre dimenticata di darle. Quindi Sas, questa e' per te:

giovedì 1 settembre 2011

La mia Olanda: Scheveningen

...e adesso eccoci qui: viviamo a Scheveningen, che e' il quartiere dell'Aja che si affaccia sul Mare del Nord. La nostra casetta si trova a circa 700 mt dal mare, in una zona molto tranquilla e silenziosa, a volte anche troppo silenziosa...Scheveningen e' bellissima: e' una citta' nella citta', con ogni sorta di negozio oltre a un'infinita' di ristoranti e alberghi, un teatro, un cinema multisala e perfino un casino'...tutte cose delle quali faccio volentieri a meno. Ed e' alquanto facile non accorgersi nemmeno della loro esistenza, perche' appena ti allontani di pochi passi dal lungomare e dalla zona turistica, ti ritrovi circondato da una natura che appare come intatta, incontaminata e non toccata dall'uomo....dico appare, perche', al contrario, la mano dell'uomo si vede ovunque: nei sentieri in sabbia per i cavalli, nelle piste ciclabili in pave' rosso, nelle recinzioni in legno...ma tutto e' cosi' in armonia con il paesaggio naturale, che ne diventa parte integrante e sembra che sia li' da sempre. Si tratta della fascia di dune coperte di erba dura e bassi cespugli, che delimitano per kilometri la costa bassa e sabbiosa dell'Olanda, anzi, dei Paesi Bassi. Si', perche' il nome Olanda, definisce solamente due delle dodici regioni che compongono il Paese: l'Olanda del Nord e quella del Sud, che e' dove viviamo noi.  Le dune, quindi, sono uno dei miei posti preferiti per lunghe passeggiate a piedi o in bicicletta, ma non sono l'unico: a poche decine di metri da casa nostra c'e' un laghetto, piccolo, poco piu' di uno stagno, ma popolato da una moltitudine di uccelli acquatici: germani, oche egiziane, oche canadesi, folaghe, svassi e cigni. A loro si aggiungono gli onnipresenti, chiassosissimi gabbiani, i corvi, anche loro sempre numerosi, i colombi selvatici e....i pappagalli verdi...davvero, non sto scherzando: ce n'e' una nutrita colonia, probabilmente formatasi nel corso degli anni da qualche esemplare evaso dalla cattivita'. La coppia di cigni ha qui il suo nido ed ogni anno, verso maggio, lo teniamo d'occhio per vedere i pulcini: ne abbiamo contati 21 in questi 4 anni!! Quest'anno sono 7 e adesso sono gia' grandi come i loro genitori, anche se conservano ancora il piumaggio marrone chiaro dei nuovi nati. Da questo laghetto parte un canale seguendo il quale si arriva a Westbroek Park, un bellissimo, ampio giardino pubblico dove, oltre al parco giochi per i bimbi e a diversi prati nei quali si puo' giocare liberamente a calcio, freesbee, football americano ecc..., trova posto anche un grazioso giardino botanico, con una profusione di rose di ogni specie e colore, enormi siepi di rododendri e azalee, piante e alberi ornamentali, pergole, stagni e sculture, panchine sulle quali riposare lasciando vagare lo sguardo e i pensieri...Westbroek park puo' essere considerato come una grande aiuola coltivata all'interno di un parco piu' grande: lo Scheveningse Bosjes, un'area boschiva cha collega Scheveningen a Den Haag, nome olandese de L'Aja, la capitale amministrativa dei Paesi Bassi, sede del governo e residenza ufficiale della famiglia reale. Anche grazie a questo enorme parco, L'Aja e' chiamata "la citta' giardino" ed e' la citta piu' verde d'Europa, con i suoi quasi 400 ettari di zone verdi!!...Ok. Questo post sta incominciando ad assomigliare al testo di un opuscolo dell'Ufficio del Turismo...certe informazioni, anche meglio scritte e piu' dettagliate, le potete trovare ovunque in rete....facciamo cosi': lo chiudo qui e vi rimando alla prossima per qualcosa di piu' personale.

Perche' proprio l'Olanda

Il vantaggio di avere un blog che nessuno legge, e' che ci puoi scrivere quello che ti pare. Potrei perfino dire che Benedetta Parodi mi fa lo stesso effetto della sabbia nelle mutande...ma non lo diro'. Faro' invece finta che a qualcuno interessi quello che ho da raccontare. Vista da fuori la mia vita potra' anche sembrare fuori dall'ordinario, avventurosa e divertente. A volte lo e', ma mica sempre, come quella di tutti noi, insomma. In Olanda non ho scelto di viverci, e' stato un caso, fortunato o meno, dipende dai giorni e dalle circostanze. L'Olanda, dal mio punto di vista, e' un bellissimo paese per viverci. Molti altri non la pensano cosi', criticano ogni cosa, dalla burocrazia al servizio sanitario, dai limiti di velocita' alle biciclette, per non parlare di quello che dicono a proposito della popolazione locale....spesso mi chiedo in quale sorta di Paradiso Terrestre abbiano vissuto prima e, soprattutto, perche' non ci ritornino....mah! Qualcuno mi dice che sono fortunata. Ho quasi 50 anni, ormai manca davvero pochissimo, e ancora non ho capito se credo o no alla fortuna. In genere preferisco non crederci, in nessun caso ci faccio affidamento: e' una vecchia signora un po' svanita, troppo volubile e capricciosa, per i miei gusti. Poi, se credessi alla fortuna, dovrei anche credere alla sfortuna e questo mi farebbe correre il rischio, in certe occasioni, di ritenermi una vittima delle circostanze. Brrrrr....il vittimismo mi fa lo stesso effetto della Parodi. Comunque e' indubbio che la vita ci metta davanti a delle scelte, ci offra opportunita' ed occasioni che sono del tutto casuali...anche se poi, se guardi bene fino in fondo, un barlume di motivazione ce l'hanno sempre. Ecco, forse piu' che alla fortuna, credo al Caso, ma quello che ne facciamo poi, di quello che la vita ci offre, dipende solo da noi. Allora io mi butto e parto sempre preparata ad affrontare le conseguenze delle mie scelte, consapevole di avere l'intelligenza, la pazienza, lo spirito di adattamento, la fiducia in me stessa e nelle mie capacita' e, cosa assolutamente non trascurabile, famiglia e amici su cui poter contare in caso di bisogno. Con queste armi, si puo' affrontare qualunque nemico....e poi, comunque, puoi sempre piangere. Ma dicevamo dell'Olanda e di come siamo finiti qui. Mio marito e' un musicista, il che, in parole povere, significa che non ha un impiego fisso dalle 9 alle 5, cinque giorni alla settimana. All'inizio del 2003 era in un periodo eccezionalmente tranquillo e stava cominciando ad innervosirsi e a preoccuparsi. In aggiunta il mio negozio, dopo la buriana natalizia, era deserto....Finalmente, ai primi di marzo arriva una proposta da un agente amico suo: richiedono pianisti in un locale olandese, quindici giorni, paga buona, ventiquattr'ore di tempo per decidere...ci guardiamo negli occhi e la deisione e' presa: non avevamo alternative. Cosi', la mattina del 13 marzo, prima dell'alba, con la macchina stracarica di tutto quello che avrebbe potuto eventualmente servirgli e una cartina con il tragitto stampata da internet, parte....per la storia completa e dettagliata dell'inizio di questa avventura vi rimando al mio libro "La moglie del musicista"...che prima o poi scrivero'...Per farla breve, i quindici giorni di ingaggio si sono trasformati in un contratto a tempo indeterminato, con appartamento e vitto. A quel primo contratto se ne sono aggiunti altri, con altre compagnie, poi ha aperto la sua posizione di libero professionista e adesso, come dice Ron, "suona dove lo chiamano per suonare" ed essendo lui molto bravo ed un professionista serissimo, lavora 5 giorni a settimana, ma non dalle 9 alle 5, ovviamente. Fino al 2007 io sono rimasta in Italia, nella piccola citta' ai piedi delle Alpi Centrali dove abitavamo, con nostra figlia, che all'epoca frequentava le superiori. Ho chiuso il negozio, che mi impegnava 11 ore al giorno 7 giorni su 7 e non rendeva nulla, e sono tornata a fare la mamma a tempo pieno. Ci vedevamo quando potevamo: Paolo "scendeva" una volta al mese e noi "salivamo" quando Martina era in vacanza dalla scuola. Avevamo deciso che, una volta che Martina avesse cominciato l'univesita' e si fosse trasferita a vivere Bergamo, io avrei raggiunto Paolo in Olanda. Abbiamo cominciato a cercare casa e alla fine abbiamo trovato un appartamentino a piano terra che faceva al caso nostro....ma anche questa storia merita un capitolo a parte...