mercoledì 27 novembre 2013

Ricotta e castagne: la cucina povera della festa per l'MTC di Serena


Scene di ordinario MTC
il dialogo che segue si svolge tra me e l'altra me, da me soprannominata Quella. Quella e' un personaggio immaginario, io no. Io sono quella simpatica, Quella no.

Ma cosa cavolo stai facendo?
Uhssignurdeldom!!...ma sei scema?...te me fà ciapà un strimisi....ma la vuoi piantare di saltarmi fuori cosi' dal niente a urlarmi nelle orecchie?
Oh scusa!...la prossima volta mi faro' annunciare dalla fanfara dei Bersaglieri....
Certo, cosi' sarebbe molto meglio, come no?...un discreto colpo di tosse non credi che potrebbe bastare?
Cof cof...SI PUO' SAPERE COSA CAVOLO STAI FACENDOOOOOOOO?
Sei senza speranza, guarda!....Sto facendo le ricette a base di castagna per l'MTC, non vedi?
Certo che vedo, non sono mica cieca!...IO!
Allora cosa me lo chiedi a fare, scusa?
Non ci vedi niente di strano?
....direi di no....a me sembrano carine....sono anche buone...
Ma non ti sembra di aver perso di vista una cosa?
Vuoi prendermi in giro?...Mi stai per caso prendendo in giro?...In questo casino direi che saranno sicuramente qualcuna più di una le cose che ho perso di vista....
Non mi riferivo a quello.. e ti faccio la grazia di sorvolare sull'argomento...parlavo proprio delle ricette: ti sembra cucina povera quella che stai mettendo in quel piatto?
Aaaaaah...quello!!...potevi dirlo subito invece di girarci attorno come tuo solito...secondo me si', e' cucina povera, almeno negli ingredienti...
Tuo padre non la penserebbe cosi'...lui certe cose nemmeno se le sognava....

martedì 26 novembre 2013

Pulenda de chataignes avec grattons de canard pour l'MTC de Mme Pici e Castagne




Dunque la ricetta, questo mese, non c'e'. Serena, la signora Pici e Castagne, vincitrice dello scorso MTC, ha pensato bene di proporre un solo e unico ingrediente: le castagne. Per il resto, abbiamo piena liberta'...per modo di dire, perche' poi e' arrivata la Genny, che e' una fissata con le regole, a dirci " Cucina Povera"! ....e niente tacchini ripieni! Ecco. E io le ho ascoltate. Tutte e due. Le castagne ci sono e piu' povero di cosi' non si puo': acqua, farina e pelle d'anatra. A patto di avere pagato la bolletta del gas, ovviamente. O di avere almeno un po' di legna ben secca ed un camino.

lunedì 25 novembre 2013

Kastanjesoep per Colors and Food e per l'ultimo MTC dell'anno


Quindi questo mese all'MTC e' di scena la cucina povera. Quella fatta con pochi ingredienti, con quel che da' l'orto in quel momento, con quel che si puo' trovare spontaneamente nei campi e nei boschi, con quello che c'e' in dispensa. Pero' il tema della sfida di questo mese, proposto da Serena, e' la castagna e la stagione delle castagne coincide con quella del maiale.

venerdì 22 novembre 2013

Anna Baslini: torta di frutta di stagione



Da un morso alla sua fetta di torta, mastica piano, assaporandola per bene, inghiotte il boccone e fa: "Amore, perche' non fai una torta che non sappia di speculaas, ogni tanto?"....Scoppio a ridere e quasi mi strozzo con le briciole di una buonissima e speziatissima apple sauce cake, un dolce paradisiaco fatto con la salsa di mele nell'impasto. Pero'  ha ragione: il mio amore per le spezie a volte mi prende un po' la mano! Sara' che sono gia' da un po' pervasa dallo spirito natalizio, sara' che siamo stati sepolti per settimane dalla grande quantita' di mele raccolte a Thiviers, sara' che secondo me se vuoi vedere una mela davvero felice, le devi presentare almeno un pezzetto di cannella, ma effettivamente da un po' di tempo tutti i miei dolci sanno di speculaas, proprio come dice il maritino. Cosi', molto volentieri, gli dedico questo pezzo di cucina vintage, uno dei dolci che ci accompagnano dall'ìinizio della nostra vita insieme e che ho trovato, come molte altre ricette alle quali sono particolarmente legata, nel bellissimo ricettario di Anna Baslini, Il piacere della tavola. 

Torta di frutta di stagione

Ingredienti:
1 kg di frutta mista di stagione
3 uova
200 g di zucchero
200 g di farina
1 limone
3 cucchiaini di lievito per dolci
1/2 tazzina di latte tiepido

Sbucciate la frutta, privatela dei torsoli e dei semi, tagliatela a dadini e mettetela a macerare in una terrina con 3 o 4 cucchiai di zucchero. A parte preparate l'impasto nel modo seguente: battete i tuorli d'uovo con il resto dello zucchero e lavorateli fino a quando saranno diventati bianchi, poi aggiungete la farina setacciata, il succo del limone passato da un colino, un po' di scorza di limone grattugiata e infine mischiateci il lievito in polvere che avrete stemperato nel latte tiepido. Uniteci delicatamente anche le chiare montate a neve fermissima e versate il composto in una tortiera unta di burro, lisciatelo con una spatola e ricopritelo con la frutta che avevate messo da parte. Mettete il dolce in forno a calore moderato e fatelo cuocere per circa un'ora. Potete servirlo caldo, ma e' migliore freddo. Al momento di servire cospargetelo di zucchero.



venerdì 1 novembre 2013

MTChallenge n 33: and the winner is....


*personaggi immaginari che vivono nella mia testa e che si sentono in diritto di esprimere le loro opinioni su qualunque cosa mi riguardi
**la portinaia del condominio*

60. 65 al massimo. 70 proprio nella peggiore delle ipotesi. A 117 non ero arrivata nemmeno nei miei peggiori incubi. Ognuna con minimo 5 ricette da leggere, analizzare, comparare e commentare. Credevo di aver proposto la perfetta ricetta impossibile. Mi crogiolavo nella convinzione che, questa volta, ci sareste andati piano. Mi sono fatta del male da sola, molto male. Pero' lo ammetto: mi sono divertita un mondo. Lo dico a voi, meravigliosi folli: io mi sono divertita! Mi avete fatta divertire con i vostri chilometrici post, con gli accidenti che mi avete mandato per le ore passate ai fornelli, per il disordine delle vostre cucine, per le montagne di stoviglie da lavare, per l'odore di uovo e pancetta la mattina appena alzati, per le colazioni che diventano pranzi, merende, cene, per quel tuorlo liquido che mai nella vita...Nessuno che si sia tirato indietro, pero', acciderbolina. Tutti siete arrivati. Tutti presenti. Anzi, ne e' ritornata anche qualcuna che non si vedeva da un po'!! Nemmeno le gravidanze al termine vi fermano, con il risultato che Valeria ha dato alla luce il suo bellissimo Alessandro il giorno dopo aver pubblicato la sua ricetta...Non succedera' tanto presto, anzi, con un po' di fortuna non succedera' piu', ma se dovesse mai essere che io vinca un'altra volta, un bel piatto di rane non ve lo toglie nessuno!!
Oltre ad essermi divertita mi sono spesso commossa. Molto commosa, in certi casi. Eleonora, mi ha fatto singhiozzare come un tacchino con il ricordo del nostro caro Robert. Annarita mi ha molto emozionato con il racconto della sua esperienza a trascrivere le lettere dei nostri compatrioti emigrati alla fine dell'ottocento, come i miei bisnonni. Cristiana mi ha strappato una lacrimuccia con la colazione della  bisnonna Santuzza.
E quanta nostalgia - dei miei viaggi, dei luoghi a me cari, degli amici che abbiamo laggiu' - mi hanno suscitato i racconti dei vostri viaggi, delle vostre esperienze negli USA...Mi sono potuta sedere al tavolo in veranda a casa della nonna di Isabel e a quello di cucina dei cugini di Anna Luisa. Patrizia mi ha riportato in Iowa e con Flavia, a bordo del fuoristrada rosso fiammante, ho ripercorso la mia adorata East Coast, dalla Florida al Maine. Sono salita sulla limousine rosa con Patty Pat e ho passeggiato ancora una volta a Little Italy con Nora...Ma, non me ne vogliano gli altri, il viaggio piu' emozionante l'ho fatto su una barchetta di carta di zucchero insieme a Lara, che ancora negli States non c'e' mai stata e quanto mi piacerebbe portarcela per vedere lo stupore in quei suoi bellissimi occhi blu!! Insieme a lei sono tornata in un luogo a me molto caro, all'Optimist Cafe' di Yarmouth Port a Cape Cod, che fino a pochi mesi fa era di proprieta' di una coppia di carissimi amici, Sharon e Allen,  dove fanno i Cinnamon Swirl Bread french toasts piu' grandi e profumati che io abbia mai visto.....ed il Cinnamon Swirl Bread di Lara sembra finto da tanto e' bello! In piu' lei ha avuto la raffinatezza di sostituire il classico e un po' scontato sciroppo d'acero, con uno sciroppo si succo di mela fatto in casa.
Interessantissimo il post di Mariangela, che con le sue tre proposte tre, te possino!!, ci da una dimostrazione di come la colazione sia cambiata nel corso delle varie epoche, dall'arrivo dei primi coloni all'avvento dei fast food. Una menzione particolare alla falange ebraica del gruppo, che con Michela ci ricorda, sulle allegre note dei Supertramp, quanto la moderna gastronomia d'oltre oceano debba alle tradizioni culinarie degli ebrei emigrati dall'Europa dell'Est. Un pensiero ed un ringraziamento particolare lo devo e voglio rivolgere alla falange sglutinata; Stefania, Sonia e Anna Lisa, sappiamo le difficolta' che incontrate ogni volta che vi trovate ad avere a che fare con i lievitati, eppure vi ritroviamo sempre pronte a mettervi in gioco con lo stesso entusiasmo e, almeno in un caso, la stessa voglia di vincere. E cosa dire di chi ha pensato una colazione a basso IG per il papa', come ha fatto la dolcissima Raffaella, o una low carb per l'amica a dieta come ha fatto invece la nostra Vitto...E la lista potrebbe essere molto, ma molto piu' lunga: di ognuna delle proposte arrivate avrei qualcosa da dire. Ma qui non posso, tutte in un solo post non ci starebbero. Allora ho pensato una cosa, visto che questo e' comunque un MTC anomalo, grazie alla sottoscritta. Un progetto in perfetto stile Julia and Julie, che e' ormai l'archetipo del blog di cucina. Riprodurro' fedelmente tutte le vostre proposte nell'arco di un anno! Cosi' ognuna avra' un post dedicato tutto a lei e io potro' gustarmi "dal vivo" le meraviglie che ho potuto ammirare solo in fotografia e che ho potuto apprezzare solo grazie alle vostre descrizioni. Mi sembra il minimo che io possa fare per ringraziarvi della vostra entusiastica partecipazione alla mia folle sfida e per onorare in modo consono questa inaspettata vittoria al contest piu' bello del web!...mi sono appena resa conto di essermi impegnata a fare il Corned Beef proposto da Mapi....oh mamma!!...beh, l'Olanda e' paese di cavalli, trovero' pure un misero nitrito da qualche parte...
Quando cercavo di immaginare cosa avrebbe potuto significato vincere l'MT Challenge, non riuscivo a decidere cosa mi avrebbe terrorizzata di piu': se trovare una ricetta da proporre che non avrebbe schifato la maggioranza dei partecipanti, se leggere e commentare tutti i post, se individuare e nominare un unico solo uno soltanto vincitore, se avere a che fare con la Gennaro....Ora che ci sono passata, dico senza esitazione l'ultima...no no, scusate, la penultima!! E' un compito immane, soprattutto per chi, come me, sia totalemte sprovvista di senso critico e senta di non avere la conoscenza e le competenze necessarie per giudicare il lavoro altrui. Proprio la signora Gennaro, che non e' perfida come potrebbe sembrare a prima vista, mi e' venuta in aiuto, sottolineando l'ovvio che a me, ovviamente, era sfuggito: all'MTC il terzo giudice, quello a cui spetta la parola finale, cambia ogni mese! Di conseguenza cambiano i parametri di giudizio, perche' inevitabilmente e per fortuna ognuno applica i propri. Allora ho fatto quello che faccio di solito quando mi trovo a dover prendere una decisione importante, a dover fare una scelta tra molteplici alternative tutte ugualmente piacevoli e plausibili: imbavaglio uno per uno tutti i condomini*, li lego alle sedie, chiudo gli occhi e aspetto....se riesco a non addormentarmi, di solito la scelta giusta da fare arriva da se'. Questa volta non mi sono addormentata e la giostra impazzita delle tante ricette che mi hanno colpita ha finalmente cominciato a rallentare...piano piano...fino a fermarsi completamente...ed e' scesa lei, a passo di tip tap, reggendo un vassoio, che e' una vecchia teglia sbruciacchiata e scrostata, sul quale sono posati tutti gli elementi di una magnifica colazione all'americana, che ha i colori della mia stagione preferita e i profumi della mia festa preferita...



lo so, lo so...come abbia fatto a non versare nemmeno una goccia di succo di mela ballando il tip tap, resta un mistero anche per me!!..ma certamente se c'e' qualcuno che ci puo' riuscire, questa e' lei, la nostra cara Serena, l'ex signorina ormai signora Pici e Castagne. Quello che mi ha colpito e' stata sicuramente la semplice eleganza della sua proposta, ma anche l'uso sapiente che sempre Serena fa delle spezie. Poi l'originalita' della patata americana, il caldo conforto del succo di mela speziato...Mi e' piaciuta molto anche la sua personale versione del Florentine egg benedict, con gli spinaci che sostituiscono il bacon e che lei ha messo nel muffin, dando cosi' al piatto una veste piu' moderna ed essenziale resa ancora piu' originale dalla presenza dello zafferano nella salsa.
Carissima Serena, ti ringrazio per averci regalato una ricetta, anzi, ben 6 ricette da favola, perche' in questo modo mi hai dato la gioia infinita di passarti il testimone - che gia' una volta ho definito pesante e fragile al tempo stesso - dell'MTC. Non mi resta che farti i miei complimenti, ringraziarti nuovamente per essere tornata a giocare con noi e augurarti buon divertimento per il mese a venire! Non vedo l'ora di sapere su cosa ci chiamerai a sfidarci...spero comunque che non lo dovremo fare a tempo di tip tap...

Tutta la mia gratitudine ad Alessandra e Daniela, che mi hanno sopportata e supportata in questa difficile prova.
E a tutti voi, miei adorati MT Challengers, un grazie dal profondo del mio cuore, grande quanto tutti gli Stati Uniti messi insieme.
Anna Maria e Leonardo, sono sicura di una cosa: quando finalmente ci rinchiuderanno tutti insieme nella stessa struttura sanitaria, la cucina del posto fara' un notevole salto di qualita'...
Finalmente libera!!! Torno a giocare anch'io, yeeeeeeaaaaaaah!

Cosa?...oh cacchio, e' vero!!..il condominio*!!...devo andare a liberarli....oh mamma, chi la sente la DeboraH** adesso....

lunedì 28 ottobre 2013

A cena con gli Amish: crema di broccoli e cavolfiore



Una delle scene per me piu' coinvolgenti e commoventi di tutta la cinematografia, e' quella in cui la comunita' Amish nella quale ha trovato rifugio e protezione uno strepitoso Harrison Ford, si riunisce per costruire il granaio di una giovane coppia di sposi. Gli uomini lavorano tutti insieme, dall'alba al tramonto, per edificare la grande struttura in legno, mentre le donne preparano il pranzo per l'intera comunita' e poi ricamano tutte lo stesso copriletto trapuntato, tipico dell'artigianato Amish. Il senso di serena e gioiosa condivisione, di partecipazione, di collaborazione e di solidarieta' che comunica quella scena, unitamente alla bellissima musica di sottofondo, non manca mai di toccarmi il cuore e di farmi desiderare che cio' fosse possibile anche nel "mondo di fuori", come gli Amish chiamano tutto quello che si trova oltre i confini delle loro piccole comunita'. Vai a vivere con gli Amish allora! Fossi matta, rispondo io. Troppo ribelle, troppo anarchica, troppo allergica alle regole imposte dall'esterno. Non nego, pero', che il loro stile di vita, la loro storia e la loro cultura mi abbiano sempre affascinato. Nei miei viaggi negli Sati Uniti ancora non mi e' mai capitato di visitare le aree abitate dagli Amish, ma mi piacerebbe moltissimo. Non fosse per il monte di regole e restrizioni imposte agli appartenenti a questi gruppi, non faticherei ad adattarmi al loro stile di vita semplice, umile e svincolato dall'eccesso di dipendenza dalla tecnologia. Che poi ci son molti luoghi comuni riguardanti gli Amish e il loro modo di vivere che andrebbero sfatati. Come quello che li vuole contrari all'uso dell'elettricita' e quindi degli utensili elettrici e degli elettrodomestici. E' verissimo che i villaggi degli Amish non sono collegati alla rete elettrica, ma questo perche' intendono limitare al minimo i contatti con il mondo di fuori e le inevitabili contaminazioni. E chissa' cosa potrebbe arrivare loro attraverso i fili dell'alta tensione oltre alla corrente elettrica? Quindi meglio prodursela da se', con le turbine ad acqua e le pale eoliche, solo che il tipo di energia prodotta e' adatta a far funzionare grossi apparecchi come lavatrici o macchine per cucire, ma non va bene per piccoli elettrodomestici come asciugacapelli o tostapane, televisioni o radio, forni a microonde e campanelli per le porte....Pero' e' consentito l'uso di utensili a pila. Frigoriferi, cucine, scaldabagni e stufe funzionano grazie alle bombole di gas liquido e anche l'illuminazione e' affidata alle lampade a gas. In ogni caso l'uso di apparecchiature elettriche non e' incentivato ed anche nelle abitazioni ci sono grosse limitazioni: ad esempio non sono ammessi i congelatori, perche' si teme che il loro possesso possa portare al desiderio di avere altri elettrodomestici. Ora ditemi voi se un modo di pensare cosi' contorto potrebbe lasiare indifferente una come me? Giammai! Io adoro gli Amish! Una cosa che non mi cambierebbe la vita, semmai dovessi vivere col loro, e' il fatto di non poter possedere e guidare un'auto, dato che non ho mai voluto prendere la patente. Anche questo divieto ha una ragione piu' profonda ed articolata del semplice rifiuto delle comodita' del mondo moderno. Da quando l'automobile ha fatto la sua comparsa sulle strade di tutto il mondo, e' diventata simbolo di status sociale, di distintione tra chi puo' e chi no. Queste son cose che ad un Amish non vanno a genio. Individualismo, ambizione personale, affermazione di se', competitivita' non son visti di buon occhio dalla loro cultura, che promuove doti come l'umilta', la modestia, la disponibilita' verso il prossimo, la precedenza del bene comune sull'interesse del singolo.  Quindi niente automobile, si va col buggie tirato dal cavallo e i buggies devono essere tutti grigi uguali, per non farsi notare troppo. Niente bicicletta, che inculcherebbe nei giovani il desiderio di allontanarsi troppo da casa. Meglio il monopattino....Eppure, noi potremo anche sorridere delle loro ingenuita', ma c'e' un fatto che deve sicuramente farci riflettere: negli ultimi vent'anni, il numero della popolazione Amish in Pennsylvania e' quasi raddoppiato!
La simpatia che da sempre ho per questa cultura cosi' protettiva nei confronti della propria identita', mi ha portato, ovviamente, ad essere molto curiosa anche delle loro abitudini alimentari, delle loro tradizioni culinarie. Cosi', uno dei pochissimi souvenirs acquistati nel nostro ultimo viaggio negli USA, e' costituito da una mezza dozzina di libretti monografici dedicati proprio alla cucina Amish. Zuppe, carni, stufati, pani e dolci sono i temi trattati singolarmente in ciascun libretto. Una cucina povera e contadina, che ha le sue radici in Olanda e piu' in generale nel Centro Europa, zone dalle quali provengono gli antenati Anabattisti degli Amish, dei Mennoniti e dei Brethren odierni. Radici che poi si son diramate in terra americana, dove sono venute in contatto con i nuovi cibi originari di laggiu' ed hanno dato vita ad un modo di fare cucina unico e riconoscibile. I loro pani, la shoo fly pie, i whoopie pie, i pasticci di carne o verdura, anche se ormai sinonimi di cucina statunitense, sono originari della gastronomia Amish. Le loro zuppe sono le piu' gustose e cremose che io abbia mai assaggiato, grazie all'aggiunta di latte o panna e, nel caso in cui non ci siano le patate, di farina. Calde, vellutate e confortanti, sono l'ideale per scaldarci in questi primi freddi. Assolutamente semplici e direi basiche, si prestano meravigliosamente ad essere personalizzate (ma non ditelo agli Amish, mi raccomando!) ed arricchite con gli aromi che preferite. Come questa crema di broccoli e cavolfiore, alla quale ho aggiunto un battuto di porro, carota e sedano, lasciato stufare piu' che soffriggere, prima di aggiungere gli altri ingredienti. Ho anche sostituito il cavolfiore bianco con il romanesco, dal gusto piu' delicato e invece di usare tutto il latte previsto dalla ricetta, ne ho sostituito la meta' con del brodo di pollo molto leggero. Infine, ho eliminato il basilico, perche' non mi piace nelle zuppe, ed ho invece aggiunto a fin cottura un trito di prezzemoo ed erba cipollina...ma per il resto ho seguito la ricetta pari pari....Fatelo anche voi e fatela diventare la vostra


Broccoli and Cauliflower Soup
da
Cook Book from Amish Kitchens


Ingredienti:
 per 4  persone

500 g di broccolo verde 
500 g di  cavolfiore 
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di basilico tritato
60 g di burro
40 g di farina
750 ml di latte

Dividete il broccolo ed il cavolfiore in cimette e metteteli in una casseruola con sufficiente acqua per velarli appena, il sale ed il basilico. Cuocete, coperto e a fuoco medio, finche' saranno teneri, ma non sfatti, circa 15 minuti. Nel frattempo, in un'altra casseruola fate fondere il burro a fuoco dolce, stemperateci la farina mescolando bene, perche' non si formino grumi. Aggiungete il latte, meglio se caldo, molto lentamente e mescolando in continuazione, Lasciate sobbollire, mescolando spesso, finche la crema non avra' cominciato ad addensarsi. Versatela sulle verdure cotte, mescolate per amalgamare, fate riprendere il bollore e proseguite la cottura per un minuto o due. Togliete dal fuoco e servite immediatamente.




venerdì 25 ottobre 2013

Qui non si spreca nulla, nemmeno i buchi....



Mia suocera diceva che chi non ha testa, ha gambe...in questo caso ha dita e si scrive un altro post, perche' in quello prima si e' dimenticata di dare un suggerimento su come utilizzare i buchi dei doughnuts, o meglio, la pasta che si ritaglia per creare il buco della ciambella. Ecco. Basta appiattirli un poco con le dita, mettere nel centro della meta' dei dischetti di pasta la punta di un cucchiaino di confettura a piacere, inumidire i bordi con pochissimo latte o acqua e chiudere con la restante meta' dei dischi di pasta, sigillando bene i bordi per non rischiare che in cottura il ripieno fuoriesca creando geiser di olio bollente!! Si lasciano lievitare una mezz' ora e poi si friggono in abbondante olio a 170 gradi, un minuto per parte. Vi consiglio di utilizzare una confettura piuttosto soda, io ho usato quella di prugne fatta in casa. Una volta cotti, vanno ovviamente fatti asciugare su carta da cucina e lasciati intiepidire. Si cospargono di zucchero a velo e poi c'e' solo da sperare che non finiscano in un batter d'occhio....




giovedì 24 ottobre 2013

Doughnuts: la ricetta!



Se siete curiosi di sapere se sia nato prima il buco o la ciambella, qui trovate tutte le risposte:


I doughnuts si dividono principamente in due tipi: fritti e cotti al forno. I doughnuts fritti, a loro volta, possono essere fatti con impasto lievitato con lievito di birra o con impasto che lievita in cottura con lievito chimico per dolci. I doughnuts cotti in forno, invece, in genere hanno un impasto piuttosto liquido, simile a quello dei muffins, per intenderci, e quindi necessitano di apposite teglie per essere cotti. Esistono anche ricette di impasti lievitati  adatti alla cottura in forno, ovviamente piu’ leggera di quella in olio bollente.
Ma non c’e’ dubbio che il doughnut piu’ classico, il piu’ antico e il piu’ amato, rimanga quello con impasto lievitato e poi fritto. In ogni caso, una volta raffreddate, le ciambelle possono essere glassate a piacere o cosparse di zucchero sia semolato che a velo.



Ingredienti per 12 doughnuts



60 ml di acqua appena tiepida, intorno ai 35°C
90 ml di latte
7 g di lievito di birra secco
30 g di zucchero
35 g di burro
5 g di sale
1 uovo
150 g di farina “manitoba”
150 g di farina 00

1 l di olio per friggere

Sciogliere un cucchiaino di zucchero nell’acqua tiepida ed aggiungere il lievito secco. Mescolare bene ed attendere dai 5 ai 10 minuti, fino a che sulla superficie comincera’ ad apparire della schiuma. Scaldare il latte con il burro, finche’ il burro sara’ completamente sciolto e lungo il bordo si formeranno delle bollicine. Versare il latte caldo in una capiente ciotola e unire lo zucchero, mescolando con una frusta per scioglierlo completamente. Attendere che il composto di latte, burro e zucchero abbia raggiunto temperatura ambiente e poi unirvi il lievito, l’uovo e meta’ della farina. Mescolare per incorporare tutti gli ingredienti e poi unire il resto della farina e il sale. Impastare, sempre nella ciotola, fino ad avere un impasto morbido e omogeneo. Rovesciarlo poi sul piano leggermente infarinato e continuare ad impastare energicamente, fino a che non sara’ elastico e non appiccicoso. Ungere con burro o olio leggero una ciotola grande, rotolarci l’impasto in modo che si unga uniformemente, coprire con un panno umido e lasciare lievitare a temperatura ambiente fino a che non avra’ raddoppiato il volume, circa un’ora.
Rovesciare di nuovo l’impasto sul piano di lavoro leggermente infarinato e schiacciarlo con le mani per far uscire l’aria. Stenderlo con il mattarello ad uno spessore di poco piu’ di 1 cm. Ritagliare dei dischi con un taglia biscotti di 7 cm di diametro e poi creare su ciascuno un buco centrale con un tagliabiscotti di 3,5 cm di diametro. Lasciarli lievitare per 40 minuti coperti da una teglia rovesciata o da un panno inumidito, avendo l’accortezza che il panno o la teglia non tocchino le ciambelle.
Scaldare l’olio in una pentola non troppo larga, in modo che i doughnuts possano galleggiare durante la cottura. Cuocerli, a due, massimo tre alla volta, per circa due minuti, voltandoli a meta’ cottura: dovranno risultare ben dorati, ma non troppo scuri. Scolarli con un mestolo forato e farli asciugare su carta da cucina. Lasciarli raffreddare completamente prima di guarnirli a piacere. Si conservano abbastanza bene per un paio di giorni se opportunamente riparati dall’aria. Al momento di consumarli, meglio scaldarli in forno a 120°C per pochi minuti. Senza glassa, si posso congelare fino a due mesi.







domenica 20 ottobre 2013

Filet mignon con prugne, noci e cacao e duchesses di patata dolce


Ancora una ricetta per Cinzia e Valentina e il loro coloratissimo contest. Questa volta sono riuscita a convincere la macchinetta, con lusinghe e minacce, a far venire l'arancione un po' meno giallo. L'arancione della patata americana o sweet potato, patata dolce. In realta', a dispetto del nome, questo bell'ortaggio, oltre che buonissimo, e' solo lontanamente imparentato con la patata comune. Infatti quest'ultima appartiene alla famiglia delle Solanacee, come i pomodori!, mentre la patata dolce appartiene alla famiglia delle  Convolvulacee. Avete presente quelle belle piante rampicanti con i fiori a forma di campanelle? Ecco, son parenti stretti della patata americana. Infatti per secoli fu coltivata solamente per scopi ornamentali, ad esempio al giardino di Boboli a Firenze. Solo nell'ottocento si comincio' a consigliarne il consumo alimentare sia umano che animale. Ottima sia bollita che cotta in forno, con la sua polpa zuccherina e ricca di fibre, ma anche di carboidrati complessi, vitamine e sali minerali, e' uno degli ortaggi piu' nutrienti che ci siano. Come tutti gli alimenti arancioni e' ricca di beta carotene, la vitamina A, e negli ultimi anni la sua coltivazione e' stata fortemente incrementata in alcuni paesi africani, dove la deficienza da vitamina A e' causa di seri problemi. E poi, come dicevo, e' buonissima. Ha una consistenza ed un gusto che ricorda molto alcune varieta' di zucche e si presta bene a preparazioni come zuppe, puree, gnocchi o creme. Qui l'ho utilizzata per farne delle graziose duchesses, un contorno un po' vintage, ma sempre attuale e molto scenografico. Io le ho bollite, ma visto che la polpa risulta un po' piu' acquosa di quella delle normali patate, ho poi dovuto farla asciugare in una padella antiaderente. Secondo me si puo' ovviare, cuocendo le patate in forno.
Aggiungo due parole sul Piment d'Espelette o Peperoncino di Espelette. Puo' sembrare, per difficolta' a reperirlo e per costo, uno di quegli ingredienti da gastrofighetti che si usano solo perche' ...si fa fatica a trovarli e costano un botto!! L'ho pensato anch'io all'inizio, anche se in Francia lo trovo facilmente sia al mercato che nei supermercati piu' forniti. Mi sembrava che non fosse poi tutto 'sto che e la prima volta che l'ho usato, dopo averlo rimirato per settimane con soggezione, temedo persino di aprire il minuscolo vasetto di vetro col suo prezioso contenuto, sono rimasta delusa, dico la verita'. Pero' non sono una che si arrende ed ora che l'ho utilizzato piu' volte cercando di abbinarlo in maniera da non coprire, ma anzi esaltarne, il  gusto particolare e delicato, ne sono entusiasta. E' prodotto solo in una zona limitatissima dei Pirenei, un'area che possiede un microclima molto simile a quello subtropicale dove questo tipo di peperoncino ha le sue origini. E' a marchio AOP, Apellation d'Origine Protégée, la nostra DOP per intenderci, e per avere la denominazione deve essere coltivato, trasformato e confezionato in loco. Inoltre le analisi sensoriali sono continue. Ha un profumo intenso, leggermente affumicato, fruttato. Ci si sente anche un'idea di fieno secco. Al palato e' caldo, ma non troppo piccante ed il gusto e' persistente. Mi piace!

Filet mignon con prugne, noci e cacao
e duchesses di patate dolci al piment d'Espelette


Ingredienti per due:
2 filetti di maiale di circa 250 g l'uno
2 cucchiai di olio d'oliva extravergine
1/2 bicchiere di verjus o di vino bianco secco
2 piccoli scalogni
10 prugne secce snocciolate
10 noci
1/2 bicchiere di brodo vegetale
sale e pepe

per le salse:
fondo di cottura dei filetti
2 cucchiai di olio di noci 
2 cucchiai di verjus o vino bianco secco
2 cucchiai di brodo vegetale
2 cucchiaini di cacao amaro

per le duchesses:
250 g di polpa di patata dolce
1 tuorlo
1 cucchiaio di parmigiano
20 g di burro
sale 
la punta di un cucchiaino di piment d'espelette in polvere


Accendere il forno a 165°C.

Far fondere il burro a bagnomaria e poi unirlo alla polpa di patata dolce insieme a tutti gli altri ingredienti, mescolando molto bene. Riempire con il composto una sacca da pasticcere munita di bocchetta dentellata larga: io ne ho usato una media e le rosette non son venute molto bene. 
Su una placca ricoperta di carta da forno, formare 12 rosette con la base di circa 4 cm di diametro. Eventualmente aiutarsi disegnando a matita sul retro del foglio di carta da forno dodici cerchietti distanziati tra loro almeno tre cm.
Infornare a 160°C per almeno mezz'ora o fino a quando le rosette cominceranno a colorirsi sui bordi.
Sfornare e lasciar raffreddare sulla teglia. 
Portare la temperatura del forno a 200°C.
Asciugare i filetti di maiale con della carta da cucina. Tagliare eventualmente l'estremita' appuntita, per dare una forma piu' regolare ed avere una maggior uniformita' del grado di cottura. 
Scaldare l'olio in una piccola padella antiaderente e rosolare i filetti a fiamma viva, rivoltandoli spesso. 
Salare, pepare e proseguira la cottura per un paio di minuti. Bagnare con il vino o il verjus e lasciare che si riduca della meta', poi trasferire i filetti in una pirofila da forno che li contenga quasi in misura, unendo anche il fondo di cottura, gli scalogni affettati grossolanamente, le prugne e il brodo caldo.
Infornare per circa 15 minuti: le prugne e gli scalogni dovranno essere teneri, ma non sfatti e la carne morbida e leggermente rosa al centro.
Togliete i filetti dalla pirofila e avvolgeteli prima nella carta da forno e poi nell'alluminio: in questo modo si manterranno caldi e finiranno di cuocere dolcemente. Trasferite il fondo di cottura nel bicchiere del frullatore, aggiungete il verjus o vino bianco, l'olio di noci e, se necessario, due cucchiai di brodo. Frullate bene, finche' non resteranno piu' pezzi evidenti di prugne. Sciogliete il cacao in due cucchiai di brodo caldo, prelevate due o tre cucchiaite di salsa ed unitele al cacao diluito, mescolando bene per amalgamare il tutto. 
Al momento di servire, mettete in ogni piatto tre o quattro cucchiai di salsa e una cucchiaiata di salsa al cacao, adagiateci sopra due fette spesse di filetto e cospargete il tutto di noci tritate grossolanamente a coltello o con un pesta carne.
Distribuire le duchesses di patata dolce, prelevandole delicatamente con una spatola in plastica o metallo. Sono buone anche a temperatura ambiente, ma se si preferiscono calde, passarle in forno per tre o quattro minuti prima di servirle.



Anche questa ricetta partecipa a Colors and Food, what else?
del mese di Ottobre 2013


lunedì 14 ottobre 2013

Toffe pudding ai datteri e zenzero con salsa di albicocche secche per Colors and Food



Credo di averlo gia' detto, ma a me piace da morire l'Autunno! Mi piace tutto: i colori, gli odori, il clima, il cielo, i tramonti...Mi piacciono la pioggia e la nebbia. Le foglie cadute che scricchiolano sotto i piedi. Le foglie bagnate che profumano di buono. Mi piace passeggiare in spiaggia, con un mare mosso dalle mille sfumature di grigio, che si confonde, laggiu' all'orizzonte, con il cielo basso, gonfio di nubi pesanti, dalle quali a tratti filtrano raggi di luce bianca che disegnano cerchi sberluccicanti sulla superficie inquieta dell'acqua scura. Mi piace stare in casa, mentre fuori piove e gli alberi sono scossi da forti folate di vento. Mi piace accendere il forno e lasciare che l'aria si impregni del caldo profumo di un dolce speziato e di una salsa che dice arrivederci all'Estate appena finita....
Marrone e arancione sono colori che rimandano immediatamente all'autunno. Sono anche uno degli abbinamenti cromatici che io trovo maggiormente eleganti. Non a caso, infatti, sono stati scelti dalle due signore del web, che della raffinatezza e dell'eleganza hanno fatto la loro filosofia di vita. L'eleganza quella vera, innata, semplice, che non si fa notare. Marrone e arancione sono i colori scelti per la sfida di questo mese di Colors and Food, what else? Il contest piu' colorato del web. Lo so, lo so: la salsa dalle foto sembra gialla...Ma e' arancione, vi do la mia parola! Sono io che non riesco a renderle giustizia con le mie misere foto...Oltretutto sto anche tentando di fare amicizia con una nuova macchinetta dopo che la mia fedele compagna si e' messa in prepensionamento. Ma l'esserino mi odia, lo capisco benissimo. Mi ritiene, a ragione, un'incapace e si rifiuta di collaborare...Peccato, perche' l'effetto cromatico di questi dolcetti, dal vivo, e' davvero notevole. In ogni caso il matrimonio tra il toffee pudding e la salsa e' uno dei piu' felici ai quali le mie papille avventurose siano mai state invitate.
Due parole sugli ingredienti "strani": ovviamente questo pudding specifico e' costruito sull'equilibrio di tutti questi ingredienti specifici, che si legano e si sommano uno all'altro per raggiungere un determinato risultato. Mi rendo conto, pero' che in Italia alcuni di questi ingredienti non sono reperibili con la stessa facilita' che ho io qui in Olanda. La melassa e' sicuramente uno di questi e purtroppo ha un sapore cosi' spiccatamente riconoscibile che se viene a mancare, il risulatato, ovviamente, cambia. Per la consistenza si potrebbe tranquillamente sostituire con il miele, ma il sapore e' piu' simile a quello dello zucchero macovado scuro, quindi io vi consiglierei di fare uno sciroppo piuttosto denso sciogliendo due cucchiai di zucchero di canna scuro con due cucchiai di acqua e facendo bollire a fuoco basso per un paio di minuti. Lasciate raffreddare completamente prima di unirlo al resto degli ingredienti. Un'altra alternativa valida, potrebbe essere il Golden Syrup, che io trovavo abbastanza facilmente nei grandi supermercati. Se trovaste quello scuro, ancora meglio. Non sostituite lo zucchero di canna con lo zucchero bianco, perche', oltre al sapore, si modificherebbero anche umidita' e consistenza del pudding. Un altro consiglio riguarda lo zenzero: anche questo non deve mancare, ma in caso non trovaste lo zenzero sciroppato, usate pure la radice di zenzero fresca. Oppure potete provare a farlo!! Con la mia ricetta, ovviamente...

Toffee pudding con datteri e zenzero
e salsa di albicocche secche


Ingredienti per 8 stampini:
50 g di burro ammorbidito
125 g di zucchero di canna chiaro
2 uova
2 cucchiai di melassa
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
175 g di farina 00
5 g di lievito per dolci
175 g di datteri snocciolati
300 ml di acqua
5 g di bicarbonato di sodio
50 g di radice di zenzero sciroppata

per la salsa:
100 g di albicocche secche
250 ml di acqua

Preriscaldate il forno a 180°C. Imburrate ed infarinate 8 stampini cilindrici da 200 ml. Mescolate il 
burro e lo zucchero in una ciotola con lo sbattirore elettrico, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite le uova, una alla volta, mescolando per incorporarle perfettamente dopo ogni aggiunta. Aggiungete anche la melassa e lo zenzero in polvere e poi la farina poco alla volta, mescolando energicamente con un cucchiaio di legno.
Mettete i datteri e l'acqua in una piccola casseruola, portate ad ebollizione e lasciate sobbollire per 5 minuti. Togliete dal fuoco e aggiungete, mescolando in continuazione, il bicarbonato. Versate nel bicchiere del frullatore, aggiungete lo zenzero sciroppato e frullate fino ad ottenere una purea liscia e senza grumi. 
Unite i datteri frullati al composto, mescolate bene e distribuitelo a cucchiaite negli stampini. Battete delicatemente ogni stmpino sul piano di lavoro, per far uscire eventuali bolled'aria. Infornate per 30 minuti, fino a che i pudding non risulteranno sodi al tatto.
Nel frattempo preparate la salsa facendo semplicemente bollire le albicocche secche nell'acqua fino a che saranno abbastanza tenere da poterle schiacciare con una frchetta, circa 10712 minuti. Poi frullatele con il loro liquido di cottura. Evenutalmente aggiustare la dolcezza aggiungendo uno o due cucchiaini di miele, ma per me non e' stato necessario.
Sfornare i pudding ed attendere che intiepidiscano. Se necessario pareggiateli con un coltello affilato, poi sformateli e serviteli ancora caldi nappati dalla salsa di albicocche calda.


con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina
Colors and Food, what else?



lunedì 7 ottobre 2013

worstenbroodjes: qualcosa di piu' di un panino con la salsiccia


Facendo un po' di pulizia nell'archivio del picci, sono incappata in questo elenco di cose che amo dell'Olanda, che avevo scritto molto tempo fa, forse poco dopo essermi stabilita definitivamente qui, visto che parlo del mio cane che e' morto da piu' di tre anni ormai. Quando ho compilato questo elenco, ero iscritta ad alcuni forum di expats provenienti da tutto il mondo, che si sono stabiliti in Olanda per le piu' disparate ragioni. Tempo due o tre settimane ed ho cancellato l'iscrizione, indispettita ed annoiata dalle continue lamentele, molto spesso per futili motivi, di persone che con ogni probabilita' non stanno bene con loro stesse e quindi difficilmente troveranno mai un luogo che faccia al caso loro. Ho riletto con attenzione questo elenco, pronta a scoprire che forse, dopo tutto questo tempo, il mio punto di vista sull'Olanda avrebbe anche potuto essere mutato. Con mio grande piacere queste sono ancora le cose che mi fanno amare questo Paese. 

  • Poter passeggiare sulla spiaggia con il mio cane, in un giornata ventosa... e divertirmi a guardarlo rincorrere i bioccoli di spuma delle onde, sollevati dal vento
  • I cavalli al galoppo sulla spiaggia
  • Poter andare in bicicletta per ore su sentieri battuti e ben tenuti, senza dovermi preoccupare delle auto e godendomi paesaggi incantevoli
  • Puo' esserci bel tempo piu' volte in un giorno
  • Vedere Signor Cigno che porta da mangiare alla Signora Cigna mentre lei sta covando
  • Una cicogna nel suo nido sopra un alto lampione di un viale di Rotterdam
  • Un mulino a vento circondato da milioni di tulipani ed incorniciato dall'arcobaleno
  • Delft, Dordrecht, Volendam e Marken, Zanze Schans, Geithoorn e Overijssel, lo Zeeland e i Delta Werken, il Wadden zee e le sue isole, l'Oud Beijerland, il Gelderland e Nijmegen, Utrecht, Maastricht...
  • 109 km di pista ciclabile da Harlingen ad Amsterdam
  • Rembrandt, Vermeeeer e Van Gogh
  • La nostra casetta, che abbiamo cosi' duramente, pazientemente, amorevolmente e orgogliosamente riportato in vita
  • Il nostro vicinato e i nostri vicini
  • Il nostro multiculturale, multietnico gruppo di amici
  • Poter avere persone provenienti da tre continenti sedute contemporaneamente alla nostra tavola a condividere buon cibo, buon vino e brillanti conversazioni
  • Il fatto che mio marito si possa prendere egregiamente cura della sua famiglia facendo quello che ama e che sa fare meglio: non saremo mai ricchi, ma saremo sempre felici.
  • Il nostro medico di famiglia e' simpatico e il nostro ospedale sembra un albergo a 5 stelle
  • Posso portare fuori il cane anche all'una di notte e sentirmi perfettamente al sicuro
  • Dierenambulance, l'ambulanza degli animali
  • I trasporti pubblici
  • La bella anziana signora che incontro spesso andando a fare la spesa e che indossa sempre il costume tradizionale di Scheveningen
  • Genitori che portano a scuola i figli con le cargo-bikes
  • Adolescenti in bicicletta in divisa da Hockey
  • Adolescenti in bicicletta in muta, a piedi scalzi e con la tavola da surf sottobraccio
  • Adolescenti in bicicletta che pedalano accanto a un'amica a cavallo
  • Adolescenti in bicicletta
  • .....


...e la lista potrebbe continuare per chissa' quanto e sicuramente comprenderebbe i

Worstenbroodjes



Ingredienti:
300 g di farina 00
200 ml di latte tiepido
5 g di lievito di birra secco
1 cucchiaino di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
50 g di burro
1 uovo

per il ripieno
250 g di macinato di manzo o meta' manzo e meta' maiale
2 cucchiai di pane grattugiato
1 uovo
2 cucchiai di latte
prezzemolo tritato
sale, pepe, noce moscata

Sciogliete il lievito nel latte tiepido con lo zucchero ed attendete 5 minuti. In una capace ciotola, setacciate la farina e distribuite il sale lungo i bordi: in questo modo lo incorporerete all'impasto solo dopo che la farina avra' gia' assorbito il lievito.
Formate una fossetta al centro della farina e versateci il latte con il lievito. Iniziate ad impastare con una forchetta, incorporando a poco a poco tutta la farina. Aggiungete anche il burro a pezzetti e impastate ancora con le mani. Unite l'uovo e impastate ancora finche' sara' completamente assorbito. Rovesciate l'impasto sul piano di lavoro e impastate energicamente per una decina di minuti. Imburrate il fondo e le pareti della ciotola e rotolateci l'impasto in modo che sia completamente velato di burro. Coprite la ciotola e lasciate lievitare in luogo caldo per 25/30 minuti.
Nel frattempo preparate il ripieno> sbattete l'uovo e tenetene da parte due cucchiai che userete per lucidare i worstenbroodjes. Unite il resto alla carne macinata, insieme al latte, al prezzemolo ed alle spezie. Asciugate con il pane grattugiato e impastate bene. 
Rovesciate l'impasto sulla spianatoia e appiattitelo con il mattarello in un rettangolo di circa 1 cm di spessore e ritagliate 8rettangoli di circa 10x15 cm di lato. Dividete il ripieno in otto parti e date a ciascuna la forma di una salsiccia lunga 15 cm. Posizionate ogni salsiccia su un rettangolo di pasta, inumidite i bordi e arrotolate la pasta attorno al ripieno, sigillando bene la giunzione.
Disporre i worstenbroodjes su una teglia coperta di carta da forno, coprite con un panno e lasciate lievitare per 50 minuti. 
Accendete il forno a 200 gradi, spennellate i panini con l'uovo che avete tenuto da parte, cospargete di semi di papavero e infornate per 20 minuti o finche' saranno ben dorati e cotti.
Lasciate intiepidire prima di servirli.

Da non confondere con i Saucijzenbroodjes che sono avvolti da pasta sfoglia e sono molto piu' grassi e unti....






sabato 5 ottobre 2013

Il mio MTC non poteva che essere un American Breakfast!...e con Eggs Benedict, per giunta...


Breakfast in America, Roger Hodgson live



Si' si' si'.Se chiudo gli occhi posso vedervi benissimo, tutti quanti. Trepidanti di attesa e curiosita', pieni di aspettative. Arriva l'ora. Le nove in punto. Compare il post.....
PLOF! SPLASH! WASHSHHSHSHSH!....
Tutto spazzato via da un'onda anomala di delusione, uno tsunami di scontento e sconforto che trascina con se le  macerie dei vostri castelli in aria fatti di zuppe di pesce, torte a strati, cassoulet, mele caramellate e pumpkin pie, cous-cous marocchini, souffle', anatra e cinghiale, bolliti e brasati e infine LORO: i temuti, amati, odiati, ridondanti, copiati, accoppiati, farciti, colorati, dolcissimi, francesissimi MACARONS DI LADUREE!